BORN FREE 5 video from Scott Pommier
La bonaccia #wine #vino #life #vita
NON CI AVRANNO COME CI VOGLIONO!
Monday… again
..Follow for all things Pagan. Witchcraft. Nature. Fantasy and more..
GRUNGE is not DEAD
Mudhoney - Today, Is A Good Day
Nothing but dust
Dripping out the pump
The cows are milking blood
God only knows what that is
Raining down from above
Today is a good day
The crops are all diseased
Rotten fish line
the dried river bed
Orphan cries fill the valley
Nearly every mother’s dead
I can’t help but wonder
Can’t help but wonder
Can’t help but wonder
Will you be next?
Today is a good day
Today is a good day
I still got you
Watching you in your fitful sleep
There’s one thing I pray
Please, please God
Let tomorrow be as good as today
Today is a good day
Today is a good day
I still got you
GOOBLE GOBBLE TUMBLELOG: Credo
Credo nel turpiloquio e nelle battute sconce. Credo nelle frasi a doppio senso, nella polisemia delle parole e in quella dei sentimenti. Credo nelle periferie e nelle periferiche, perché ci sono nato e cresciuto. Credo nelle stazioni ferroviarie mal frequentate e in certi vicoli nei pressi del porto. Credo nella birra doppio malto e nel cioccolato fondente. Credo che l’irriverenza incondizionata e totale sia la più alta forma di rispetto. Credo nello squallore dei cuori umani e nei falò cancerogeni delle puttane. Credo che di fronte all’equivoco ancestrale di tutte le parole e di tutte le lingue possiamo solo ridere per non piangere. Credo nell’onestà scostumata dei nostri istinti. Credo nelle canzoni di De Andrè e nelle foto di Nan Goldin. Credo nella pizza di Michele e nella zuppa di cozze. Credo nelle affermazioni di cattivo gusto, nelle risate sguaiate e negli schiamazzi notturni. Credo alla paura che mi infondono certi quartieri, di notte. Credo ai tifosi sfegatati, credo a quella fede e quell’ignoranza incrollabile. Credo in alcuni libri. Credo ai parenti dei detenuti che tutti i giorni si mettono in fila per ore fuori al carcere di Poggioreale, in attesa del colloquio. Credo nelle narrazioni crudeli, nelle storie spiacevoli e nei finali dolorosi. Credo nelle menzogne che ci raccontiamo, perché rivelano chi siamo. Credo nelle maschere che portiamo.
Chi da bambino non si è mai ammanettato con i cerchietti in plastica unisci-lattine è un adulto infelice.
La fata della luna
Stiamo ritornando a casa dopo l’uscita dal cinema, mia figlia sul sedile posteriore dell’auto, zitta, silenziosa, pensosa.
A metà viaggio, la sua voce, calma e cadenzata:
“sai che io vedo la fata della luna?
Ha un vestito nero, blu e viola e ha il viso azzurro.
Ha anche un mantello di nebbia intorno al corpo.”
Silenzio!
…Monday…
(via imaginariumofmatt)
così per puccy: Buon compleanno
Sono poche le cose che riescono a smuovere i miei sentimenti, questa li ha trafitti!
1945: A Roma l’8 Novembre nasce un bambino. Il bambino si chiama Roberto (nome che in età adulta scoprì essere l’acronimo dell’asse nazi-fascista durante la guerra RO(ma)BER(lino)TO(kio) e per cui si arrabbiò molto con l’incosapevole padre per questa scelta infelice). Il bambino non è bello, anzi è veramente bruttino, tanto che alla nonna, che ritornava dall’ospedale dove il bambino era nato, quando le chiesero “Allora com’è?” lei rispose alzando le spalle e dicendo “Maschio” (non so se capite la gravità della cosa: la NONNA, cioè quell’essere umano che è per natura predisposta a vedere i nipoti belli, ma andiamo avanti). Il bambino cresce sano come può crescere sano un bambino nel dopoguerra in una borgata romana (per la precisione Villa Gordiani). La sua famiglia è composta dalla mamma sarta (Elisa), dal papà (Paris) che lavora alla Ferrobedo e da un fratellino (Massimo) che però nascerà solo 7 anni dopo di lui. Il bambino va alle elementari con altri bambini, piuttosto problematici (cioè più che i bambini ad essere problematici erano i genitori dei bambini, tipo quella mamma che si presentò al “colloquio con i maestri” con una padella dietro la schiena da suonare in testa al maestro appena aprì la bocca). Il quartiere è quello che è, tra gente che di mestiere che fa le truffe o quell’altro che vende abiti rubati, ma il bambino trova comunque la sua dimensione con altri bambini che lo portano a fare delle esperienze che il più delle volte hanno come diretta conseguenza dei gran bei ceffoni da parte dei genitori (tipo quando lo convinsero che fare surf con la tavola da stiro fosse una grande idea, o come quando si lanciò dal primo piano di un palazzo usando l’ombrello come paracadute). Ma la vita va avanti e grazie ai suoi genitori che sono sempre state delle persone oneste e integerrime il bambino cresce seguendo una retta via (che in quel periodo voleva dire anche fare il chierichetto pur di non stare per strada) e diventa ragazzo e inizia a lavorare a 10 anni (età che di questi tempi è qualificabile ancora sotto pediatria, ma parliamo di anni un po’ più difficili) andando ad aprire alle 5 di mattina un banco al mercato (esperienza che per tutta la vita rinfaccerà ai figli ogni volta che proveranno a lamentarsi del loro lavoro). Il ragazzo prosegue per la sua strada lavorando duramente e facendosi le ossa in tutti i cantieri di Roma e imparando il mestiere di idraulico. A 18 anni il ragazzo parte per il militare, va in Marina, dove rimarrà per quasi due anni di cui l’ultimo passato a Portopalo nella punta estrema della Sicilia, in una caserma composta da soli 6 marinai. Che voi capite che cosa vuol dire agli inizi degli anni 60 essere spediti in quel posto a 600 km da casa? Che chiunque l’avrebbe vissuta malissimo, non lui. Come qualsiasi altra cosa nella sua vita, l’ha affrontata a “muso duro” (come diceva Bertoli uno dei suoi cantautori preferiti), cercando il lato divertente in ogni storia, tanto che negli anni successivi parlerà di quegli anni sempre con il sorriso e tanto che è riuscito a mantenere un’amicizia decennale con chi quell’esperienza l’ha condivisa con lui. Il ragazzo nel frattempo poi si era anche innamorato, di quell’amore di cui ci si innamora a 20 anni, del primo amore, dell’amore puro, della ragazza della porta accanto, di quella a cui si mandano le foto con la dedica dietro confidandole quanto la si pensa e aspettando trepidante una sua risposta. E questo amore cresce e cresce ancora fino a che il ragazzo e la ragazza decidono di sposarsi, ma il destino è infame. Il destino è infame, perchè decide di toglierti a soli 26 anni il tuo amore, il destino decide che la tua felicità deve fermarsi qui e decide che tua moglie a soli 26 anni debba andarsene per un tumore. Più avanti quel ragazzo diventato ormai uomo racconterà questa storia sempre molto poco, nascondendola sempre dietro altre storie (come quando ascoltando la canzone di Battisti “Anche per te, vorrei morire ed io morir non so” dirà di averla ascoltata la prima volta quando gli dissero che ormai per quell’amore non c’era più nulla da fare) ma porterà sempre la foto di quel suo primo amore in un’agendina, una foto che avrà scritto sotto “Dio mio, perchè? perchè?”. Ma io ve l’ho già detto che le cose questo ragazzo, fattosi uomo, le affronta sempre a muso duro e in quegli anni trova la passione politica che lo porta avanti. Inizia a lavorare come collaboratore “volontario” all’Unità e, nonostante passi tutti i suoi giorni davanti a l’immagine di quell’amore che gli hanno strappato dal cuore, si fa forza e decide di andare avanti con la sua vita. Si candida per “Democrazia Proletaria”, ma, per quella che sarà una sua fortuna dal momento che in politica uno retto e corretto come lui non sarebbe durato, non viene eletto. Poco tempo dopo entra nell’Italtel (una “affiliata” della vecchia Sip) dove rimarrà fino alla pensione. Ormai a 30 anni quest’uomo ha capito che il mondo non lo cambierà, ma che può provare a cambiare quello che gli sta intorno. Decide così di essere il delegato sindacale della FIOM (non sindacalista, perchè no, i soldi del sindacato no, lui lo fa per avere il potere di smuovere qualcosa, lo fa per gli altri, non per i soldi, incredibile no?). I soprusi e le ingiustizie non vanno giù al nostro uomo e per tutta la vita “sputerà il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte” (come dirà Guccini, un altro dei suoi cantautori preferiti), perchè la sua felicità non sarà mai reale se anche le persone che lo circondano non stanno bene, perchè le battaglie che farà, per esempio, contro i buoni pasto non saranno per lui, ma per chi malato di malattie lunghe e gravi non poteva essere al lavoro e non aveva quell’integrazione in più. Di battaglie ne ha vinte poche, il nostro Don Chisciotte, e ne ha perse molte di più, ma ha lottato e lotta tuttora. Se prima lottava per lui e i suoi coetanei, ora lotta per i suoi figli e quelli che saranno i suoi nipoti un giorno. Scusate stavo divagando. Nel 1976 al nostro uomo viene presentata una fanciulla di 10 anni più giovane, una fanciulla bellissima, con gli occhi azzurri e i capelli biondi. Lui non è mai stato bellissimo, ma per fortuna ha dalla sua una forte personalità e una forte simpatia e tra i due scoppia l’amore. Un amore vero, che magari per il nostro uomo non sarà uguale all’altro, ma bello e puro, in maniera diversa. Un amore che dimostra che il destino per quanto infame, offre sempre una seconda occasione, una seconda opportunità per essere felici e il nostro uomo la coglie. I due si amano e molto più avanti si sposeranno, non prima di aver fatto due figli, un maschio e una femmina. I due affrontano tanti problemi insieme, tumori, difficoltà con la casa, ma questa è storia nota e ve l’ho già raccontata qui. Ah dimenticavo, la meravigliosa fanciulla si chiama Luigina ed è mia mamma. L’uomo non bellissimo, ma con una forza incredibile, l’uomo che ha sempre affrontato la vita guardandola in faccia, che è caduto cento volte e centouno volte si è rialzato, l’uomo che è ancora capace di ridere e commuoversi è, per mia grande fortuna, mio papà.
Auguri papà.
La luce dei tuoi occhi.
Monday
(via distinguishedcompany)
TANTI AUGURI GARAGE 236, TANTI AUGURI A ME:
Un anno fa, il 3 novembre 2011 postai questo: http://garage236.tumblr.com/post/12282586402
Era il mio primo post da tumblero, ora posto i suoi occhi ripresi nell’ultimo periodo.
Questi occhi sono il mio TOTEM.
Ciao piccola pazza e ricordati: corri e scartali tutti!
Perché quando sono in pace con tutti c’è sempre qualche cosa che non va, qualche pensiero fastidioso che passa nelle menti delle persone che mi stanno attorno e spaccano il mio egocentrico stato di equilibrio?